l'evoluzione da procarioti ad eucarioti
Cenni sull’evoluzione: da procarioti ad eucarioti
Le alghe azzurre, con il trascorrere del tempo: anni secoli e millenni, riproducendosi sessualmente e in grande quantità, e soprattutto grazie alla loro capacità di compiere la fotosintesi clorofilliana, cambiarono interamente la composizione dell’aria del pianeta.
Ma questo graduale cambiamento portò dei grossi e seri “problemi” ai moltissimi batteri anaerobi che popolavano il mondo di allora, ne morirono grandi quantità proprio perché l’O2 era per loro un veleno come lo la CO2 lo è per noi.
Altri procarioti più fortunati trovarono un rifugio sicuro privo di O2, essi furono i progenitori dei nostri attuali batteri anaerobi che vivono anche oggi in assenza di O2.
Nelle lagune vivevano anche due procarioti particolari il Mitocondrio e il Cloroplasto: il primo era un procariote che riusciva a respirare l’ossigeno, il secondo era un alga libera autotrofa che riusciva a compiere la fotosintesi clorofilliana.
Abbiamo detto che in quel tempo vigeva la legge del più forte, esistevano dei batteri eterotrofi che come dei “cannibali” si cibavano, ovvero inglobavano o meglio fagocitavano altri procarioti più piccoli e indifesi.
Così in quel remoto tempo, un batterio eterotrofo fagocitò un mitocondrio, lo introdusse al suo interno ma non lo digerì, sfruttò, invece la capacità di questo “essere speciale” di poter utilizzare l’ossigeno molecolare che proveniva dalla nuova atmosfera, usufruendone a sua volta.
Il mitocondrio oltre ad utilizzare l’ossigeno, è un organello che fornisce energia alla cellula ospite, quindi forniva al batterio che lo custodiva al suo interno anche l’energia necessaria al metabolismo e alle funzioni vitali.
Di conseguenza il mitocondrio rimase racchiuso all’interno di quel batterio che gli garantiva un ambiente protetto e confortevole, senza che nessun altro predatore potesse inglobarlo e digerirlo
Questo è anche un esempio di simbiosi, perché due individui traggono vantaggio l’uno dall’altro.
Nacque un nuovo individuo evoluto, diverso dagli altri procarioti, perché conteneva al suo interno un altro organello provvisto di membrana: cominciava un lungo processo evolutivo che avrebbe portato alla nascita degli eucarioti, organismi più complessi dei procarioti.
La stessa cosa successe al cloroplasto, infatti il batterio che lo fagocitò gli diede protezione al suo interno, mentre il cloroplasto gli garantì la fotosintesi clorofilliana, l’evoluzione si diresse verso le cellule eucariote vegetali.
Cosa fanno i mitocondri nelle cellule eucariote?
Oggi i mitocondri si trovano nel citoplasma degli eucarioti e svolgono una funzione fondamentale nei tessuti di tutti i viventi: utilizzano l’ossigeno che proviene dalla respirazione esterna ( dall’aria) e che arriva alle cellule tramite i vasi sanguigni, (arterie e vene e capillari), grazie a processi particolari entra nella membrana plasmatica e poi nel mitocondrio, qui verrà utilizzato producendo nello stesso tempo energia.
Il mitocondrio in presenza di ossigeno, brucia le sostanze nutritive, come gli zuccheri e fornisce energia alla cellula sotto forma di una sostanza chimica detta ATP (adenosintrifosfato), questa sostanza chimica è considerata anche il combustibile biochimico delle cellule
(qualcosa di simile ai mitocondri è presente anche nelle piante verdi: sono i cloroplasti, che rendono possibile l’utilizzazione dell’energia solare per la fotosintesi, il primo anello della indissolubile catena della vita su questo pianeta).
Ma ciò che rende speciali i mitocondri è il possesso di un DNA a forma di una catena piccola e circolare come una sorta di anellino, che è diverso da quello che c’è nel nucleo della cellula.